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Help, il sistema globale per gestire le emergenze in tempo reale

Questo articolo del 2015 anticipa gli eventi infatti la giornalista auspicava la creazione di una azienda grazie all’attenzione ed all’interesse di gruppi industriali interessati alla tecnologia del CNR.

Possiamo dire che poi così è stato.

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KATIA ANCONA

da  Motherboard del Oct 9 2015, 10:49am

 

 

 

Un mix tra Google Maps, Facebook, Twitter, Google plus, Instagram e Whatsapp messi alla prova in caso di terremoti, incendi, alluvioni.

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Prendete Google Maps, shakeratelo con Facebook, Twitter, Google plus, aggiungete un pizzico di Instagram e una spolverata di Whatsapp, metteteli alla prova in caso di terremoti, incendi, alluvioni e otterrete Help, un sistema progettato da Dimitri Dello Buono, direttore del Laboratorio Geosdi dell’Istituto di metodologie per l’analisi ambientale (Imaa) del Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche).

Un’invenzione italiana che si avvale, tra gli altri, della collaborazione della Nasa, della Protezione civile, della sponsorizzazione delle Nazioni Unite e che strizza l’occhio a Google, sempre più interessato al progetto. Entro un paio di settimane, Help dovrebbe essere presentato in pompa magna in Italia, manca ancora la data ufficiale ma presto chiunque di noi potrà collaborare a un sistema che ha tutte le potenzialità per rivoluzionare la gestione degli eventi, i soccorsi e anche il mondo dell’informazione.

“Help sarà per tutti” assicura Dello Buono che viene dall’Irpinia, terra devastata da due dei terremoti più distruttivi del secolo scorso “per ora è un prototipo usato per la gestione dei post bombardamenti in Palestina, ma ad agosto lo abbiamo presentato in assemblea plenaria alle Nazioni Unite e contiamo di farlo funzionare al livello globale. È un sistema che riceve informazioni da tutti e le restituisce a tutti”.

“Prima avevamo solo delle mappe a uso e consumo dei tecnici” spiega Dello Buono “ora vogliamo un sistema accessibile a tutti. Se ogni giorno ognuno di noi, che ha in tasca un telefonino in grado di scattare foto e fornire varie informazioni, indicasse un buco in mezzo alla strada, un cassonetto rotto, una luce del semaforo fulminata e le convogliasse in un unico sistema, leggibile anche da chi di dovere, sapete quanti miliardi di euro risparmieremmo?”

Immagine: screenshot dell’autrice.

Help utilizza una serie di servizi che la Nasa fornisce da sempre ma che, finora, non erano mai atterrati in un “oggetto umano.” Milioni di dati, appannaggio di poche migliaia di tecnici, ora potranno essere messi a disposizione degli utenti che magari hanno solo bisogno di consultare semplici informazioni del luogo in cui intendono trascorrere una vacanza. Il tutto gratis. Il sistema, infatti, sarà open source e funzionerà su tutti i device.

Come funziona?

Poniamo il caso di un terremoto. Il singolo evento sarà rilevato in automatico dal sistema che avviserà con un alert e, attraverso l’analisi delle immagini geospaziali—il servizio aggancia infatti info satellitari della Nasa e di altri gestori—restituirà una serie di informazioni preziose per chi sarà chiamato a intervenire nei soccorsi: popolosità della zona colpita, condizioni meteo, temperatura, addirittura la cronologia degli eventi naturali precedenti. Il resto lo farà la comunità che potrà aggiungere elementi, foto, video… “In futuro” spiega Dello Buono “useremo la nostra app per consentire l’upload di informazioni e agganceremo i social network per avere dalla Rete informazioni in tempo reale. Potremo coinvolgere anche grandi emittenti e giornali locali”.

“Un grosso network italiano per la sicurezza lancerà un’applicazione in base alla quale non avremo più bisogno di chiamare carabinieri, polizia, vigili del fuoco.” continua. “Sarà sufficiente segnalare un evento e indicare la sua posizione per avere l’ambulanza o il carro attrezzi”.

Il laboratorio GeoSDI collabora già da tempo con il World Food Programme (WPF) delle Nazioni Unite e ha stipulato un accordo con il World Food Programme Palestine supportando in tempo reale, con la propria piattaforma di analisi e uso delle immagini geospaziali (geoSDI), le attività di aiuto alla popolazione nella Striscia. “Quando la comunità internazionale si trova a gestire una situazione del genere—spiega Dello Buono—nasce la necessità di razionalizzare gli interventi. Abbiamo chiamato 600 ragazzi, abbiamo dato loro dei tablet chiedendogli di scattare foto delle case distrutte, di prendere misure, parlare con la gente. In 15 giorni abbiamo ricevuto informazioni su 3 milioni di persone”.

Immagine: screenshot dell’autrice.

“Help” è stato interamente finanziato dalle Nazioni Unite con 75.000 dollari che sono serviti soprattuto per organizzare le missioni. “Avrei potuto chiedere di più—spiega Dello Buono—ma preferisco che le Nazioni Unite utilizzino i fondi per salvare le vite. La ricerca che ha portato ad ‘Help’ non sarebbe mai stata possibile senza gli sforzi economici sostenuti negli anni dal governo italiano, da Finmeccanica che ci ha dato 780.000 euro diluiti in tre anni, dalla vincita di un Piano nazionale di ricerca militare che ci ha fruttato 150.000 euro, da un altro finanziamento Onu di circa 100.000 dollari e da vari bandi europei”.

E se il progetto è open, ha comunque un valore commerciale. “Lo scorso anno, prima di ‘Help’—prosegue—avevamo un valore di 6 milioni e 400 mila dollari. Oggi, con l’iniezione di 75.000 dollari dell’Onu, siamo passati a un valore di mercato pari a 10 milioni e 100 mila dollari.” Insomma, non proprio due spiccioli per questo progetto che farà sicuramente gola a grandi gruppi. Se tutto andrà come deve qualcuno dovrà tradurre in economia questo potenziale e far crescere il software, tutto italiano, in un prodotto davvero globale.

Il sistema è già stato richiesto sia dal governo dell’Ecuador per l’emergenza causata dal vulcano Cotopaxi che sta eruttando e che rischia di bloccare tutto il traffico aereo in Sud America, che dal governatore delle Galapagos per tenere sotto controllo e preservare quel territorio. Quanto all’Italia: la Protezione civile lo utilizza da tempo per gestire le emergenze, e ovviamente ha già dato il suo benestare per allargare la platea dei fruitori. E il sistema è già stato testato, con successo, in Toscana e Lombardia. “Ora sarà necessario solo convincere gli enti locali nostrani a collaborare” conclude Dello Buono. “Speriamo davvero che le prossime due settimane siano illuminanti e che si arrivi quanto prima alla rampa di lancio.”

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